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	<title>Cascina Gobba</title>
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	<description>la storia di una cascina e dei suoi abitanti</description>
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		<title>Mario Farina da Crescenzago alla Russia&#8230; senza ritorno</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[H - La guerra a Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Farina]]></category>
		<category><![CDATA[prigionieri di guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bersagliere Mario Farina, abitava a Crescenzago in via San Mamete, partì per il fronte russo nel luglio del 1942, non rientrò più in Italia e non si seppe mai quale fu la sua sorte. Mario Farina  era nato nel 1912 ed era figlio di Luigi e Carolina Cadenago. Il primo contingente che fu inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2344" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class=" wp-image-2344 " title="Mario Farina 001" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/Mario-Farina-0012-222x300.jpg" alt="" width="300" height="400" /><p class="wp-caption-text">Mario Farina in divisa da bersagliere poco prima di partire per la Russia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il bersagliere <span style="color: #993300;"><strong>Mario Farina</strong></span>, abitava a <span style="color: #993300;"><strong>Crescenzago</strong> <span style="color: #000000;">in via San Mamete, partì per il fronte russo nel luglio del 1942, non rientrò più in Italia e non si seppe mai quale fu la sua sorte.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2334"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Mario Farina</strong></span>  era nato nel 1912 ed era figlio di Luigi e Carolina Cadenago.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo contingente che fu inviato in Russia nel Luglio ‘41, lo <strong>C.S.I.R</strong>. (<strong>C</strong>orpo di <strong>S</strong>pedizione <strong>I</strong>taliano in <strong>R</strong>ussia), contava 62.000 uomini ed ebbe quasi 2.000 tra morti e dispersi e 8.000 tra feriti e congelati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo contingente, l&#8217;<strong>ARMIR </strong>(<strong>Arm</strong>ata <strong>I</strong>taliana in <strong>R</strong>ussia), fu inviato nel Luglio del ’42, incorporò i resti del CSIR ed ebbe con gli avvicendamenti 229.000 soldati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <span style="color: #993300;"><strong>bersagliere Mario Farina</strong> <span style="color: #000000;">partì con l’<strong>ARMIR </strong>e fu inquadrato nel 3° Reggimento bersaglieri che faceva parte della 3ª Divisione Celere &#8220;Principe Amedeo Duca d&#8217;Aosta&#8221;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il luglio 42 ed il Marzo del ‘43, l’<strong>ARMIR </strong>ebbe circa 88.000 tra morti e dispersi e circa 34.000 tra feriti e congelati, 60/80.000 soldati vennero fatti prigionieri dall’armata russa, i numeri non furono mai precisi perchè fonti diverse davano sovente dati molto discordanti tra loro. Per i militari italiani catturati dai sovietici iniziò da quel momento un drammatico calvario che per alcuni durò alcuni mesi, per altri anni e per altri ancora non ebbe mai fine.</p>
<div id="attachment_2350" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class=" wp-image-2350" title="DSCN3997" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/DSCN39972-787x1024.jpg" alt=": " width="300" height="400" /><p class="wp-caption-text">Il settimanale EPOCA sulla prima pagina annunciava: ACCERTATA L&#39;ESISTENZA DI PRIGIONIERI ITALIANI TRATTENUTI DAI RUSSI.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La sorte della maggioranza dei dispersi e dei prigionieri rimase e rimane tuttora ignota, l&#8217;unico dato certo è che a partire dal 1946 vennero rimpatriati dalla Russia 10.030 prigionieri di guerra italiani, gli ultimi nel 1954, dopo oltre 11 anni di prigionia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un numero tuttora imprecisato scomparvero nel nulla… e tra loro <strong>Mario Farina. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per anni, nell’immediato dopoguerra, ci si interrogò su quanti fossero i soldati italiani ancora vivi e tenuti  prigionieri in Russia nei campi di lavoro. Per tentare di risolvere questo drammatico enigma furono istituite commissioni internazionali, fu investito del problema l’ONU, fece ricerche la Croce Rossa Internazionale ma i risultati furono deludenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa crudele incertezza ha alimentato per anni la speranza nella famiglia <strong><span style="color: #993300;">Farina</span></strong>, come in molte altre  famiglie italiane, di poter riabbracciare i loro cari.</p>
<p style="text-align: justify;">A più riprese i giornali dell’epoca, spinti dalll’opinione pubblica, tornarono sull’argomento, nel 1952 il settimanale <strong>EPOCA</strong> nel numero del 31 maggio pubblicò un elenco di persone che si ritenevano ragionevolmente ancora vive, tra di loro figurava il nome del bersagliere <strong><span style="color: #993300;">Mario Farina</span></strong>; il caporal maggiore Dario Murgia aveva ufficialmente testimoniato di averlo visto in vita dopo la fine della guerra.</p>
<div id="attachment_2356" class="wp-caption aligncenter" style="width: 584px"><img class=" wp-image-2356  " title="EPOCA 001" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/EPOCA-001-1024x970.jpg" alt="" width="574" height="543" /><p class="wp-caption-text"> Elenco dei prigionieri con il nome di M. Farina nelle pagine interne di EPOCA del maggio &#39;52.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>marzo 1956</strong>, la commissione dell’<strong>ONU</strong> per i prigionieri di guerra comunicava ufficialmente i nominativi di 600 tra militari ed ufficiali italiani che risultavano ancora vivi in Russia. Si trattava di persone che per le quali si era potuto accertarne l’esistenza attraverso testimonianze, fotografie, scritti. I giornali dell&#8217;epoca diedero la notizia con grande risalto, nella foto sottostante il titolo sparato in prima pagina con grande rilievo dal <strong>CORRIERE D&#8217;INFORMAZIONE del 14-15 marzo 1956.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="prima pagina del CORRIERE D'INFORMAZIONE del 13-14 marzo 1956"><img class="aligncenter  wp-image-2360" title="Corriere informazione marzo 1956 - piccolo" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/Corriere-informazione-marzo-1956-piccolo.jpg" alt="" width="630" height="390" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle pagine interne nel lungo elenco dei dispersi che si ritenevano ragionevolmente ancora in vita a 11 anni dalla fine delle ostilità,  figurava ancora il nome di <strong><span style="color: #993300;">Mario Farina</span>.   </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma di<span style="color: #993300;"><strong> Mario Farina </strong></span>non si ebbe più nessuna notizia e non tornò più in via San Mamete.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>1958</strong>, l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi ricevendo una delegazione di familiari dei dispersi in Russia che sollecitava un più incisivo impegno del Governo italiano verso quello sovietico, dichiarò: <em> “Purtroppo il Vostro problema è stato sacrificato per ragioni di Stato”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi, a distanza di 70 anni, approfittando del mutato clima politico ci sono figli e nipoti dei “dispersi” che vanno in Russia nei luoghi delle battaglie e dei campi di prigionia alla ricerca di notizie dei loro congiunti;  in internet ci sono forum e blog molto attivi sull’argomento, che mettono in rete tutte le notizie, inesorabilmente sempre più scarne che emergono da quell’oscuro passato.</p>
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		<title>Domenico De Ponti, sindaco, industriale e filantropo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 08:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[I - Crescenzaghesi illustri]]></category>
		<category><![CDATA[De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[filanda De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[sindaco Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenico De Ponti, (1837-1916) negli ultimi decenni del XIX secolo fu una figura molto autorevole ed influente del Comune di Crescenzago. Oltre ad essere un importante industriale serico, la sua filanda sulla Martesana dava lavoro ad oltre un centinaio di persone, Domenico De Ponti ricoprì la carica di sindaco di Crescenzago ininterrottamente per 18 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2297" title="Domenico De Ponti pp" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/Domenico-De-Ponti-pp-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" />Domenico De Ponti</strong></span>, (1837-1916) negli ultimi decenni del XIX secolo fu una figura molto autorevole ed influente del Comune di Crescenzago.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2286"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ad essere un importante industriale serico, la sua filanda sulla Martesana dava lavoro ad oltre un centinaio di persone, Domenico De Ponti ricoprì la carica di <span style="color: #993300;">sindaco di Crescenzago ininterrottamente per 18 anni dal 1869 al 1886,<span style="color: #000000;"> in quegli anni il Comune di Crescenzago contava su una popolazine di 1700-2000 unità.</span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">Domenico nacque a Greco nel 1837 da Rosa Candiani e Luigi De Ponti il quale ebbe 3 mogli dalle quali, oltre Domenico, ebbe 6 figli. Un fratellastro di Domenico,  Angelo De Ponti fu sindaco a Cinisello per 20 anni.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2287" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="wp-image-2287   " title="DDP Sindaco 1869-71" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/DDP-Sindaco-1869-71-695x1024.jpg" alt="" width="550" height="811" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Nomina a sindaco di Domenico De Ponti per il triennio 1869-70-71 da parte del re Vittorio Emanuele II.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Dopo il primo mandato, <strong>Domenico De Ponti</strong> fu riconfermato nella carica per altri 5 trienni e sicuramente sarebbe stato ulteriormente riconfermato sindaco per altri anni ma fu lui a chiedere al Regio Prefetto di essere dimissionato.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dei giorni nostri in cui c’è una corsa sfrenata a ricoprire più incarichi pubblici spesso in conflitto con attività personali, nel periodo in cui De Ponti fu sindaco, a pochi anni dall&#8217;unità d&#8217;Italia, il fervore patriottico e l&#8217;orgoglio nazionale per la bandiera erano ancora molto presenti e non facevano neanche sfiorare l&#8217;idea che mansioni pubbliche potessero arrecare vantaggi personali.</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma dell’ alto profilo morale di Domenico De Ponti, la lettera che il 3 Settembre 1885 scrisse al Prefetto di Milano per perorare le sue dimissioni: <em></em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-2294" title="Sindaco di Crescenzago" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/Sindaco-di-Crescenzago-1024x877.jpg" alt="" width="614" height="526" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;<span style="color: #993300;">Risposta alla nota N. 1030. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><em>Illustrissimo Sig. Prefetto,</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><em>In evasione alla di Lei in margine segnata, che per le cortesi espressioni in essa contenute, mi riesce molto gradita, è mio dovere ringraziare la S.V. Ill. per l&#8217;atto gentile. </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><em>Circostanze di famiglia, accoppiate al cattivo andamento del commercio serico, ch&#8217;io esercito, richiamano tutto il tempo e cure da me disponibili, togliendomi di poter oltre disimpegnare con zelo la carica di Sindaco.  Ciò premesso e dopo 15 anni che copro questa carica, alla quale non vanno al certo disgiunte molte noje e perditempo, se si vuol unire le brighe come conciliatore, Presidente Mandamentale Della Commissione I.R.M.; la S.V. Ill.ma si farà un giusto criterio della mia insistenza nella conferma della data dimissione alla carica di Sindaco.</em></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #993300;"><em>Colla più alta stima e considerazione Della S.V. Ill.ma</em></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #993300;"><em>Ubb.mo Dev.mo De Ponti Domenico  </em></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #993300;"><em>Crescenzago, 3 Settembre 1885</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Assunse anche la carica di <span style="text-decoration: underline;">Conciliatore del Comune di Crescenzago</span> dal 1866 al 1883. <em>(La figura del giudice conciliatore venne istituita con Regio Decreto 6 dicembre 1865 e prevedeva l&#8217;istituzione presso ogni comune di un conciliatore di nomina regia, assistito dal segretario comunale in veste di cancelliere, caratteristica del giudice conciliatore, a differenza di altri magistrati era la sua competenza municipale).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni successivi tra il 1890 ed il 1901 fu nominato <span style="text-decoration: underline;">Presidente della Commissione delle Imposte dirette del Mandamento di Affori e Niguarda.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Si raccontava nella famiglia De Ponti che Domenico, poco più che bambino,  partecipasse attivamente alle 5 Giornate di Milano del marzo 1848, dai tetti delle case, assieme ad altri giovanetti irresponsabili ma animati dalla sacra fiamma della Patria, prendesse di mira con tegole i soldati austriaci che passavano, i quali di contro rispondevano con qualche colpo di arma da fuoco.</p>
<div id="attachment_2303" class="wp-caption aligncenter" style="width: 516px"><img class=" wp-image-2303 " title="Domenico De Ponti e Annetta Brambilla - 1868" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/Domenico-De-Ponti-e-Annetta-Brambilla-1868-632x1024.jpg" alt="" width="506" height="819" /><p class="wp-caption-text">1868, Domenico De Ponti con la moglie Annetta Brambilla</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1868 alla morte del padre Luigi, Domenico,  assieme al fratellastro primogenito Angelo, rimase unico proprietario della casa e della filanda di Crescenzago.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso anno sposò Annetta Brambilla dalla quale ebbe 9 figli: Luigia (Gina), Luigi, Emilio, Rosina, Pietro, Serafino Faustino (detto Angelo), Giuseppe, Giovanni (detto Umberto, in onore del re) e Giuseppina De Ponti <a href="http://www.lagobba.it/?p=1587" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><em>(<span style="color: #808000;">vedi <strong>Giuseppina De Ponti prima donna patentata del Milanese</strong></span></em></span></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Domenico pare fosse un uomo dotato di quel classico humor &#8220;dei milanesi di una volta&#8221;, bonari ma sarcastici ed ironici. Abitava a Crescenzago ma si recava spesso a Milano a trovare i figli. In una calda giornata estiva fu visto da un conoscente camminare avanti e indietro sotto la casa di uno dei figli di Piazza Castello dal cui balcone con le finestre aperte fuoriuscivano alte grida, segno inequivocabile di una animata lite familiare. Quando il conoscente lo avvicinò e gli chiese: <strong><em>&#8220;</em></strong><strong><em> </em></strong><strong><em>Domenich, stee fee lì insci?&#8221;</em></strong> Senza scomporsi Domenico sarafico rispose:  <strong><em>&#8221; Son chì a spettà che on quaivun el borla debass, inscì el catti sù!&#8221;</em></strong></p>
<div id="attachment_2389" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2389" title="San Mamete DP" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/05/San-Mamete-DP-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /><p class="wp-caption-text">1930 ca. - Case per i lavoratori della filanda De Ponti lungo via San Mamete. Al termine del caseggiato si intravede la trattoria dell&#39;Ombra.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La filanda di Domenico De Ponti per molti anni fu una importante risorsa economica e sociale per il Comune di Crescenzago, vi trovarono impiego molti crescenzaghesi ed a fianco della villa padronale e della filanda, lungo via San Mamete, fu costruito un caseggiato per i dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenico De Ponti deve essere inoltre ricordato per le sue attività filantropiche, assieme ad altri crescenzaghesi fu infatti uno dei  finanziatori dell’asilo di Crescenzago, inaugurato nell&#8217;ottobre 1890 in via Padova 269.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenico De Ponti morì a Crescenzago nel 1916 all&#8217;età di 78 anni.</p>
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		<title>Pietro Sada, pioniere della industria conserviera</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 23:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pietro Sada, nacque in provincia di Pavia nel 1855 e venne ad abitare a Crescenzago dove aiutato dalla moglie e dai figli nel suo laboratorio preparava le specialità gastronomiche che poi portava nel suo negozio in centro a Milano in via Passarella. Sada, non contento del notevole successo della sua attività commerciale, con grande spirito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><strong> </strong></span></p>
<div id="attachment_1077" class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><strong><strong><img class="size-medium wp-image-1077" title="Pietro Sada" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2011/01/Pietro-Sada-201x300.jpg" alt="  " width="201" height="300" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Pietro Sada</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pietro Sada</strong>, nacque in provincia di Pavia nel 1855 e venne ad abitare a<strong> Crescenzago</strong> dove aiutato dalla moglie e dai figli nel suo laboratorio preparava le specialità gastronomiche che poi portava nel suo negozio in centro a Milano in via Passarella.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1076"></span><strong>Sada</strong>, non contento del notevole successo della sua attività commerciale, con grande spirito innovatore iniziò a sperimentare nuovi metodi per la produzione di alimenti in scatola.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche difficoltà tecnica iniziale, l’attività di inscatolamento di carni lessate cominciò ad avere successo, i suoi prodotti iniziarono ad essere conosciuti ed accettati dal pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne fondata la “<strong><span style="color: #800000;">SOCIETA’ FRATELLI SADA</span></strong>” con alla presidenza Pietro Sada e con i 4 figli Giuseppe, Alberto, Alfonso e Carlo come soci. La produzione iniziò ad essere notevole grazie anche a cospicue commesse ottenute dal Regio Esercito. Pietro Sada pensò di costruire un moderno stabilimento di produzione a Crescenzago che venne inaugurato nel 1915.</p>
<div id="attachment_1081" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><img class="size-large wp-image-1081   " title="SADA quadro" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2011/01/SADA-quadro-1024x831.jpg" alt="" width="590" height="479" /><p class="wp-caption-text">Quadro di F. Romagnoli del 1881. Raffigura Pietro Sada nel laboratorio, nel retro della sua abitazione di Crescenzago, intento ai primi esperimenti di conservazione degli alimenti. Sul tavolo si notano le scatole vuote in attesa di essere riempite. (Tratto da UNA STORIA CHE COMINCIA DA QUI di Tino SADA, 2008, volume edito in proprio)  </p></div>
<p style="text-align: justify;">Pietro Sada morì nel 1935, i figli proseguirono ed ampliarono la sua attività, Gino Sada fondò a Monza la <strong><span style="color: #800000;">SIMMENTHAL</span></strong> ancora oggi leader di mercato, mentre altri due fratelli rimasero nello stabilimento di Crescenzago e fondarono la <span style="color: #800000;"><strong>SADITAL</strong></span> che proseguì la sua attività sino alla fine degli anni cinquanta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori notizie sulle vicende della &#8220;<span style="color: #990000;"><strong>Società FRATELLI SADA</strong></span>&#8220;, della &#8220;<strong><span style="color: #990000;">SADITAL</span></strong>&#8221; e della &#8220;<strong><span style="color: #990000;">SIMMENTHAL</span></strong>&#8221; <a href="http://www.lagobba.it/?p=1089" target="_blank">clicca QUI&#8217;</a></p>
<p style="text-align: center;">° ° ° °</p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>1943, bombe sulla Wander di via Meucci</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[H - La guerra a Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[bombardamenti Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Wander]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante la guerra, negli anni 1942-43, Primo Levi, il famoso autore di “Se questo è un uomo”, lavorò a Crescenzago. Lo scrittore nel capitolo “Fosforo” del libro “Il sistema periodico” edito da EINAUDI nel 1975, descrisse il periodo che passò alla Wander di via Meucci in qualità di ricercatore. Levi era incaricato di condurre ricerche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Durante la guerra, negli anni 1942-43, <span style="color: #993300;"><strong>Primo Levi</strong></span>, il famoso autore di “Se questo è un uomo”, lavorò a Crescenzago.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2281"></span> Lo scrittore nel capitolo “Fosforo” del libro “<span style="color: #993300;"><strong>Il sistema periodico</strong></span>” edito da EINAUDI nel 1975, descrisse il periodo che passò alla <span style="color: #993300;"><strong>Wander di via Meucci</strong></span> in qualità di ricercatore. Levi era incaricato di condurre ricerche per individuare un composto che risultasse attivo contro il diabete per via orale. Per i suoi studi Levi utilizzava anche dei conigli da laboratorio a cui venivano verificati i livelli di glicemia dopo la somministrazione dei potenziali composti attivi. Così Primo Levi descrisse le conseguenze dei bombardamenti  sulla Wander “<em><strong>…quei conigli vivevano ciascuno nella sua gabbia, maschi e femmine, in stretto celibato. Ma venne un bombardamento notturno che, senza far molti altri danni, sfondò tutte le gabbie, ed al mattino trovammo i conigli intenti ad una meticolosa e generale campagna copulatoria: le bombe non li avevano spaventati per nulla…</strong>”.  </em></p>
<div id="attachment_2382" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2382" title="CARGO" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/04/CARGO-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /><p class="wp-caption-text">Ex-stabilimento WANDER, oggi emporio multietnico CARGO</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’episodio è confermato anche da <span style="color: #993300;"><strong>Renzo Oriani</strong></span> “crescenzaghese doc” classe 1930, che ricorda <em>“<strong>…lo spostamento d’aria provocato dalle bombe aveva rotto le vetrate dei capannoni della Wander, noi ragazzini ne approfittammo per entrare nei magazzini e prendere alcune confezioni di Ovomaltina&#8230;</strong></em>“. Nonostante il brutto periodo, per i ragazzini di Crescenzago e per i conigli quel bombardamento fu un piacevole diversivo. <strong></strong></p>
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		<title>Il 25 Aprile 1945 a Crescenzago</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[H - La guerra a Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco prima di mezzogiorno del 25 aprile il comando della IX divisione garibaldina di Sesto San Giovanni ricevette l&#8217;ordine di mettere in atto il piano che era stato programmato per la difesa delle fabbriche, compreso la Magneti Marelli di Crescenzago. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno i partigiani del comandante Giuseppe Martino appartenenti alla brigata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Poco prima di mezzogiorno del <span style="color: #800000;"><strong>25 aprile</strong></span> il comando della <span style="color: #000000;"><strong>IX divisione garibaldina</strong></span> di Sesto San Giovanni ricevette l&#8217;ordine di mettere in atto il piano che era stato programmato per la difesa delle fabbriche, compreso la Magneti Marelli di Crescenzago.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2278"></span>Nel primo pomeriggio dello stesso giorno i partigiani del comandante Giuseppe Martino appartenenti alla <strong>brigata Garibaldi</strong> occuparono la sede fascista “Aldo Sette” di via Padova 257. Vennero messi anche dei posti di blocco in via Padova per controllare i veicoli sospetti che tentavano di allontanarsi da Milano. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo nella vicina Turro la <strong>130ª brigata Garibaldi</strong> eseguì azioni di rastrellamento nel quartiere e occupò la fabbrica Magnaghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso le 15 una colonna composta da tedeschi delle SS e fascisti della X Mas che stava uscendo da Milano diretta al Brennero venne bloccata in via Padova all’altezza del Ponte Nuovo (via Arici). La colonna, che aveva alla sua testa un’autoblindo, forzò il blocco, utilizzando anche armi pesanti e proseguì lungo via Padova. Nel conflitto  a fuoco morì il partigiano <strong>Valentino “Tino” Cerchierini detto <em>“El Gatt”.</em></strong></p>
<div id="attachment_2330" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><img class="size-medium wp-image-2330" title="padova  1" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/04/padova-1-252x300.jpg" alt="" width="252" height="300" /><p class="wp-caption-text">via Padova all&#39;altezza di piazza Costantino dove avvenne lo scontro che indusse l&#39;intervento di Don Enrico.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo i partigiani di Crescenzago allertati, con a capo Bruno Dubini si recarono in un cascinale in fondo a via S. Mamete, vicino alla cascina Bosco dove avevano nascosto delle armi. Tornati a Crescenzago armati,  si appostarono in via Amalfi lungo la Martesana per tentare di fermare la colonna. Quando la colonna arrivò all’altezza del Ponte Vecchio di piazza Costantino iniziò una sparatoria tra le parti. Chiamato dai parrocchiani preoccupati per la situazione che si era venuta a creare, arrivò sul posto <strong>Don Enrico Bigatti</strong> che incurante del pericolo, si frappose tra i contendenti agitando un fazzoletto bianco e riuscì a far cessare il fuoco. Parlò con gli ufficiali tedeschi e con i partigiani e ottenne di far ripartire la colonna senza un altro inutile spargimento di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ricorda l’episodio un parrocchiano di don Enrico:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“L’era quasi sera e i partigiani – che seren sistemà in via Amalfi adree al navili – sparaven de brutt per fermà una culonna de tedesch. El Don Enrico l’ha capì che la facenda la pudeva metes mall per tucc e alura per evità el pegg lè andà de cursa in sul punt del navili cunt un fasulett bianch e cunt i mann alsaa – in modo che pudeven vedell sia i partigiani che i tedesch e – quasi per incant – la sparatoria l’è finida”. (1)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso episodio è stato narrato da Don Enrico nei suoi diari:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Quando il 25 aprile u.s., nella sparatoria contro quell’autocarro tedesco mi sono avanzato verso il ponte per raccomandare la resa, ero armato solo di una Ave Maria. E tutto finì bene, nonostante il gravissimo pericolo, mio, d’esser colpito, e della popolazione, se lo scontro fosse continuato. Anche in quel fatto la Madonna prese l’iniziativa di tutto. Bisogna che questo si sappia.” (1)<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">1) (tratto da www.santamariarossa.it)</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>6 novembre 1897, la regina Margherita di Savoia a Crescenzago</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 22:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[B - Crescenzago nel XIX secolo...]]></category>
		<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[Asilo di Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[Gina De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Regina Margherita di Savoia]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[L’asilo Infantile di Crescenzago di via Padova 269 fu inaugurato il 27 ottobre 1890 e sette anni dopo ricevette la visita della Regina Margherita di Savoia. L&#8217;asilo di Crescenzago da subito ottenne premi ed onorificenze per le sue strutture moderne e per i suoi metodi di insegnamento innovativi che seguivano il percorso educativo di Friedrich [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’asilo Infantile di Crescenzago di via Padova 269 fu inaugurato il 27 ottobre 1890 e sette anni dopo ricevette la visita della <span style="color: #993300;"><strong>Regina Margherita di Savoia.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2237"></span></p>
<div id="attachment_2250" class="wp-caption alignright" style="width: 373px"><img class=" wp-image-2250  " title="Gina De Ponti 1890" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/04/Zia-Gina-De-Ponti-1890-605x1024.jpg" alt="" width="363" height="614" /><p class="wp-caption-text">Luigia (Gina) De Ponti in una foto del 1890, fu l&#39;autrice del libro &quot;Ricordando...&quot; dove venne descitta la visita della Regina Margherita di Savoia all&#39;asilo di Crescenzago</p></div>
<p style="text-align: left;">L&#8217;asilo di Crescenzago da subito ottenne premi ed onorificenze per le sue strutture moderne e per i suoi metodi di insegnamento innovativi che seguivano il percorso educativo di Friedrich Fröbel, pedagogista tedesco, universalmente noto per aver creato e messo in pratica il concetto di Kindergarten<em></em> (<em>Giardino d&#8217;infanzia)</em>.</p>
<p style="text-align: left;">Il Cav. avv. <strong>Francesco Giani</strong>, presidente dell’asilo, memore dell’interesse che avevano dimostrato i<strong> Savoia</strong> per l’asilo Modello, inoltrò l&#8217; invito per una visita alla Casa Reale.</p>
<p style="text-align: left;">La<strong> <span style="color: #993300;">Regina Margherita di Savoia</span></strong> accettò l’invito ed il 6 novembre 1897, in un bel giorno di sole, su una carrozza trainata da 4 cavalli venne a Crescenzago.</p>
<p style="text-align: left;">Naturalmente in paese ci fu grande attesa per la visita, molta gente assiepata ai bordi di via Padova per poter vedere la Regina, tricolori alle finestre e perfino sul campanile di S. Maria Rossa.</p>
<p style="text-align: left;">La signorina <span style="color: #993300;"><strong>Luigia (Gina) De Ponti</strong></span> (1868-1960), figlia di Annetta Brambilla che faceva parte del Comitato dei Benefattori dell’asilo, fu presente alla visita della Regina ed in un suo libretto di memorie <span style="color: #993300;"><strong>&#8220;</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #993300; text-decoration: underline;"><strong> Ricordando&#8230;</strong></span></span><span style="color: #993300;"><strong>&#8220;</strong></span> così descrisse quella giornata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;…nel 1897 il Cav. Giani, presidente dell&#8217;asilo-nido di  Crescenzago, invitò S.M. la Regina Margherita a visitare l&#8217;asilo, e, in una bella giornata di novembre la Regina arrivò a Crescenzago, dalla Via Padova, cioè lungo il Naviglio, ammirando il paesaggio, in una carrozza a quattro cavalli.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Direzione aveva concordato per la presentazione delle Signore.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La nostra Mamma aveva fatto istruire dal maestro Girompini le nostre filandiere (<span style="color: #008080;">1</span>);</em><em> </em><em>queste, dopo l&#8217;inno reale, cantarono le canzoni popolari loro insegnate e furono molto applaudite anche dalla Regina, che, affacciatasi a una finestra si congratulò anche con il maestro. Dopo di che venne servito il tè. Il Presidente porse alla Regina la tazza, ma ahimè, S.M. aveva le mani impegnate dal parasole, dal manicotto e da un mazzo di rose! Io, notato il Suo imbarazzo, non so come, mi avvicinai per levarle qualche cosa di mano; Ella fu molto compiaciuta e mi consegnò il parasole; a Rosina(<span style="color: #008080;">2</span>), che mi aveva seguita, diede il manicotto. Contenta per questo mio gesto spontaneo, la Regina venne verso di me e la conversazione si animò così.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mi chiese perchè le avessero fatto cambiare itinerario e non l&#8217;avessero fatta passare per Sesto. Risposi che la grande carrozza non sarebbe potuta passare per alcune viuzze che conducono a Crescenzago. Mi chiese, allora, se noi soggiornassimo sempre a Crescenzago “sì bello e sì poetico lungo la riva”, e quanto distasse il paese dalla città.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nel frattempo entrarono nella conversazione anche la dama Duchessa Massimo e il gentiluomo d&#8217;onore, Conte Zen.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Dopo un po&#8217; la Regina si congedò&#8230; senza che avessero avuto luogo le presentazioni ufficiali, con gran disappunto della moglie del Sindaco, sig.ra Beretta&#8230;&#8221;</em></strong></p>
<p> <span style="color: #008080;"><strong>1) </strong> </span>    Lavoratrici della filanda De Ponti</p>
<p><span style="color: #008080;"><strong>2)</strong>  </span>    Rosina De Ponti, sorella dell’autrice del libro “Ricordando&#8230;”</p>
<div id="attachment_2265" class="wp-caption aligncenter" style="width: 539px"><img class="size-full wp-image-2265" title="Ricordando mod" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/04/Ricordando-mod.jpg" alt="" width="529" height="423" /><p class="wp-caption-text">Prima pagina del libro &quot;RICORDANDO...&quot; con la dedica: &quot; A Umberto e Liliana De Ponti con molto affetto e perché consegnino poi al caro Angelo questi ricordi quando lo riterranno opportuno&quot;. La zia Gina. Crescenzago 28-5-54</p></div>
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		<title>Fotografie ed immagini di Crescenzago</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 11:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[L - Foto e immagini di Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[foto Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Toscani]]></category>
		<category><![CDATA[Naviglio Martesana]]></category>
		<category><![CDATA[scuola a Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[scuola via Bottego]]></category>
		<category><![CDATA[scuola via Brambilla]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[villa De Ponti]]></category>

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		<description><![CDATA[Album  fotografico di Crescenzago che comprende immagini del IXX, XX e XXI secolo, per vedere le immagini clicca su &#8221; Leggi tutto&#8221; e/o scegli la galleria fotografica che interessa. &#160; 1892 &#8211; Crescenzago lungo la Martesana (archivio G. De Ponti) 1900-2000 &#8211; Un secolo di scuole a Crescenzago 1958 -  Villa De Ponti (archivio G. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Album  fotografico di<strong><span style="color: #993300;"> Crescenzago</span></strong> che comprende immagini del <span style="color: #993300;"><strong>IXX, XX e XXI secolo</strong></span>, per vedere le immagini clicca su &#8221; Leggi tutto&#8221; e/o scegli la galleria fotografica che interessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-2114"></span></p>
<p><a title="galleria CRE 1892 DE PONTI" href="http:///www.lagobba.it/gallerie/galleria%20CRE%201892%20DE%20PONTI/index.html"><strong>1892 &#8211; Crescenzago lungo la Martesana</strong> (archivio G. De Ponti)</a></p>
<p><strong><a href="http://www.lagobba.it/gallerie/galleria scuola/index.html" target="_blank">1900-2000 &#8211; Un secolo di scuole a Crescenzago</a></strong></p>
<p><a href="http://www.lagobba.it/gallerie/galleria%20VILLA%20DE%20PONTI/index.html"><strong>1958 -  Villa De Ponti</strong> (archivio G. De Ponti)</a></p>
<p><a href="http://www.lagobba.it/gallerie/galleria%20Crescen%20neve/index.html" target="_self"><strong>2009 &#8211; Crescenzago sotto la neve </strong>(foto di  G. Toscani) </a><em></em></p>
<p><strong></strong><strong><a href="http://www.lagobba.it/gallerie/galleria animali NAV/index.html">2010 &#8211; Fauna lungo la Martesana </a></strong><a href="http://www.lagobba.it/gallerie/galleria animali NAV/index.html">(foto di F. Ornaghi)   </a><em></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Giuseppina De Ponti, la prima donna patentata del Milanese</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[I - Crescenzaghesi illustri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppina De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Pina De Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Riviera di Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[ville di Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppina De Ponti in una immagine del 1897 Fu una crescenzaghese doc la prima donna patentata della provincia di Milano! E’ comunque fortemente riduttivo ricordare la signorina Giuseppina De Ponti “solo” per questo primato. Giuseppina “Pina” De Ponti nacque il 19 marzo del 1881 a Crescenzago nella villa paterna lungo la Martesana in via San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2122" class="wp-caption alignleft" style="width: 189px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-2122" title="Giuseppina De Ponti 1897 - 1" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2010/11/Giuseppina-De-Ponti-1897-12-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Giuseppina De Ponti in una immagine del 1897</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Fu una crescenzaghese doc la prima donna patentata della provincia di Milano!<br />
E’ comunque fortemente riduttivo ricordare la signorina <span style="color: #993300;"><strong>Giuseppina De Ponti</strong></span> “solo” per questo primato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1587"></span><strong><span style="color: #993300;">Giuseppina “Pina” De Ponti</span></strong> nacque il <strong><span style="color: #000000;">19 marzo del 1881</span></strong> a Crescenzago nella villa paterna lungo la Martesana in via San Mamete 42 e nello stesso luogo morì il <span style="color: #000000;"><strong>13 marzo 1982</strong></span>, qualche giorno prima di compiere 101 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlia di <strong>Annetta Brambilla e Domenico De Ponti</strong>, industriale tessile e proprietario della filanda sulla Martesana a fianco della villa, nonché <strong>sindaco di Crescenzago per ben 18 anni dal 1869 al 1886</strong>, Giuseppina dimostrò sin dalla giovane età un temperamento forte e risoluto.<br />
Agli inizi del 1900 la emancipazione femminile era ancora di là da venire e la carriera scolastica per una ragazza era limitata, ma con grande spirito di indipendenza a soli 19 anni Giuseppina andò in Inghilterra e vi rimase per 4 anni insegnando Italiano al Crescent College di York.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2131" class="wp-caption alignright" style="width: 333px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class=" wp-image-2131   " title="GDP nel 1912" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2010/11/GDP-nel-19121-722x1024.jpg" alt="" width="323" height="459" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><span style="color: #000000;">Giuseppina De Ponti in una fotografia del 1912</span></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle conoscenze coltivate durante la sua permanenza in Inghilterra iniziò ad importare in Italia tessuti pregiati inglesi e con questi a produrre capi di abbigliamento femminile.<br />
Duro lavoro ed iniziativa la portarono in breve a creare una &#8220;sartoria di lusso&#8221; e ad aprire prestigiosi negozi a Roma, Milano e nelle zone d’Italia più esclusive (Cernobbio, Cadenabbia, Alassio). Si recava sovente a Parigi, allora indiscusso centro della moda mondiale per assistere alle sfilate. Tornata a casa con spirito di osservazione, memoria visiva ed una indubbia vena creativa era in grado di disegnare per la sua sartoria dei modelli che sapevano ben interpretare le tendenze delle mode del momento che aveva visto sfilare in passerella.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2010/11/Tricot-di-lusso-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2123" title="Tricot di lusso 1" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2010/11/Tricot-di-lusso-1-246x300.jpg" alt="" width="256" height="300" /></a><img class="alignright  wp-image-2124" title="Tricot di lusso 2" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2010/11/Tricot-di-lusso-2-300x172.jpg" alt="" width="320" height="200" />Gli impegni di lavoro non la distolsero però dagli impegni sociali, proseguendo nella tradizione famigliare fu tra i benefattori dell’asilo di Crescenzago che ospitava tra gli altri molti figli delle lavoratrici della filanda paterna. Suonava con disinvoltura il pianoforte e poteva colloquiare con padronanza in Inglese, Francese, Tedesco e … naturalmente anche in dialetto milanese.<br />
Queste molteplici incombenze non le impedirono di conseguire nel 1909, prima donna nella provincia di Milano, il brevetto di guida per autoveicoli.<br />
A partire dagli anni trenta, con i  &#8220;piroscafi&#8221; dell&#8217;epoca fece viaggi in giro per il mondo visitando luoghi lontani. Ancora oggi i nipoti guardano con nostalgia le foto che documentano quei viaggi avventurosi e ricordano i racconti della zia: la visita delle piramidi sul dorso dei cammelli, la presenza alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932, l’incontro con gli indigeni nelle foreste tropicali di Sumatra, la caccia alle tigri sugli elefanti in India, la visita all&#8217;Empire State Building a New York appena completato, la visione dell&#8217;aurora boreale dal ponte del piroscafo, i festeggiamenti a bordo dei transatlantici tutte le volte che si superava l’equatore…<br />
Di tutti questi viaggi ha scritto alcuni resoconti di viaggio che in seguito sono stati pubblicati dalle compagnie di navigazione.</p>
<div id="attachment_2211" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="wp-image-2211   " title="Giuseppina De Ponti - Crescenzago auto 1909" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/Giuseppina-De-Ponti-Crescenzago-auto-1909-1024x658.jpg" alt="" width="581" height="374" /><p class="wp-caption-text">Giuseppina De Ponti nel 1909, nel cortile della villa di Crescenzago</p></div>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra il palazzo di via Manzoni 41, sede della ditta  andò distrutto dai bombardamenti e nel primo dopoguerra la signorina De Ponti, ormai ultrasessantenne, non essendoci nessuno in grado di affiancarla, smise di lavorare attivamente, ridusse  i viaggi e si dedicò alla cura della casa di famiglia di Crescenzago ed ai nipoti. Acquistò una casa nel centro di Santa Margherita Ligure che all&#8217;epoca era una meta turistica dell&#8217;alta società mondiale.</p>
<div id="attachment_2215" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/200px-Bogart-Bacall_a_Portofino-19543.jpg"><img class="size-full wp-image-2215" title="200px-Bogart-Bacall_a_Portofino-1954" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/200px-Bogart-Bacall_a_Portofino-19543.jpg" alt="" width="186" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Humphrey Bogart e la moglie Lauren Bacall a Portofino nel 1954</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pina De Ponti in breve trasformò il suo salotto della Riviera di Levante in un ritrovo del jet set internazionale. Solo molti anni dopo il <strong>nipote Angelo</strong> seppe dai genitori che quando era molto piccolo era stato al “centro” delle conversazioni della zia con personaggi quali <strong>Re Faruk d&#8217;Egitto</strong> e le star di Hollywood <strong>Humphrey Bogart</strong> e la moglie <strong>Lauren Bacall</strong>, i quali avevano conosciuto la Riviera Ligure nel 1954 durante le riprese del film “<em>La contessa Scalza</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua abilità nel disegnare e la sua volontà di comunicare attraverso la scrittura ed il disegno rimasero immutate anche nella maggiore età, furono momentaneamente interrotte quando all&#8217;età di 87 anni per una banale caduta nel giardino di casa a Crescenzago si ruppe il polso della mano destra… ma dopo una settimana sapeva scrivere con la sinistra !</p>
<p style="text-align: justify;">A 30 anni dalla morte, il <strong>nipote Paolo</strong> ricorda con affetto zia Pina: “ <em><strong>… noi le dobbiamo molto per l&#8217;esempio di fulgida integrità morale e per la mentalità aperta ma rigorosa che ha cercato di trasmetterci. E’ stata sempre generosa nell&#8217;elargire consigli di vita corredati da esempi e racconti di esperienze personali fantastiche per l’ immaginario di noi bambini..</strong>.</em>”.</p>
<div id="attachment_2218" class="wp-caption aligncenter" style="width: 640px"><a href="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/Crescenzago1968.jpg"><img class=" wp-image-2218 " title="Crescenzago1968" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/Crescenzago1968.jpg" alt="" width="630" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppina De Ponti, con i nipoti Paolo (in primo piano), Angelo ed i loro genitori, in una fotografia del 1968 nel giardino della villa di Crescenzago lungo la Martesana.</p></div>
<p>Un altro nipote <strong>Luca De Ponti</strong>, che si ritiene per certi versi il figlio adottivo così la ricorda “ <em><strong>… era una donna che per cultura, approccio alla vita, applicazione, trovava difficilmente eguali. Sapeva intrattenere persone delle più disparate estrazioni sociali con un tatto delicatissimo ed incantava con i suoi racconti. Aveva la capacità di vedere le cose dall&#8217;alto ma con semplicità ed abnegazione totale.  Vorrei ricordare solo un Suo insegnamento che potrebbe essere tanto utile nella società di oggi: Non guardare mai al prossimo con invidia ma pensa a quello che puoi fare tu per lui e per gli altri</strong>…</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Giuseppina De Ponti</strong></span>, al compimento del centesimo anno di età venne insignita <strong>dell&#8217;Ambrogino d&#8217;Oro dal Comune di Milano</strong> e fu molto fiera di questo riconoscimento giunto al termine di una vita straordinariamente vissuta.</p>
<div id="attachment_2158" class="wp-caption aligncenter" style="width: 584px"><img class=" wp-image-2158  " title="zzz" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/02/zzz-1024x746.jpg" alt="" width="574" height="418" /><p class="wp-caption-text">Primavera 2011, Villa De Ponti sul Naviglio Martesana</p></div>
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		<title>1889, donna della cascina Olgettina tenta di uccidere il marito</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 20:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[B - Crescenzago nel XIX secolo...]]></category>
		<category><![CDATA[cascina Olgettina]]></category>
		<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2010 il residence Olgettina è stato al centro del gossip nazionale perché vi abitavano “le ragazze del Bunga Bunga” ma a pochi metri di distanza da dove è stato di recente edificato il residence, c&#8217;era è c&#8217;è tuttora la cascina Olgettina ed oltre un secolo fa balzò agli onori della cronaca nazionale perché Cecilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2010 il <strong>residence Olgettina</strong> è stato al centro del gossip nazionale perché vi abitavano “le ragazze del Bunga Bunga” ma a pochi metri di distanza da dove è stato di recente edificato il residence, c&#8217;era è c&#8217;è tuttora la <strong>cascina Olgettina</strong> ed oltre un secolo fa balzò agli onori della cronaca nazionale perché <strong><span style="color: #800000;">Cecilia Cazzaniga</span></strong>, figlia del fittabile della cascina tentò maldestramente di uccidere il marito <strong><span style="color: #800000;">Edoardo Montorfano.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2087"></span><strong>IL SECOLO, GAZZETTA DI  MILANO</strong> era il giornale più venduto in Italia a cavallo tra XIX secolo e XX secolo e usciva con sole 4 pagine. Nel numero 8418 di <strong>mercoledi-giovedi 11-12 settembre 1889</strong> in 2° e 3° pagina, era pubblicato un lungo e particolareggiato articolo sul tentativo di omicidio della donna dell&#8217;Olgettina.<br />
Dopo il titolo: “<span style="color: #800000;">L’AVVELENATRICE DEL MARITO</span>”, l’articolo iniziava così: “<em><span style="color: #800000;">Stante la gravità del fatto, abbiamo ieri assunte informazioni dirette mandando un nostro reporter a Cernusco, alla cascina Volgettina, all’osteria del Camino ed a Gorgonzola…”.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2088" class="wp-caption alignleft" style="width: 655px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-large wp-image-2088  " title="secolo prima" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/01/secolo-prima-1024x335.jpg" alt="" width="645" height="211" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Testata del SECOLO, GAZZETTA DI MILANO dell&#8217;11-12 settembre 1889.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il nome della cascina definita <strong>Volgettina</strong> è storpiato, è una traduzione errata del milanese “<strong><em>Ulgettina</em></strong>”, si tratta della Cascina Olgettina di via Olgettina 70, oggi sede del  Centro ippico dei pioppi, ai margini orientali del Comune di Crescenzago dopo la Cascina Melghera.<br />
Cecilia Cazzaniga, figlia del fittabile della cascina Olgettina qualche mese prima, il 26 giugno, aveva sposato Edoardo, ed era andata a vivere a Cernusco assieme alla famiglia del marito, i Motorfano, definiti nell&#8217;articolo danarosi che gestivano l’osteria del Camino con stallazzo. Il matrimonio, come spesso accadeva a quei tempi, era stato combinato da un sensale. Subito dopo il matrimonio iniziarono i dissapori tra gli sposini, Cecilia non si trovava a suo agio a convivere con la  numerosa famiglia del marito e non le piaceva il lavoro all’osteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Le liti tra Cecilia ed Edoardo erano continue, lei voleva tornare dai suoi all’Olgettina o almeno vivere in una casa solo con il marito, lui aveva chiaramente dichiarato che mai si sarebbe allontanato dalla sua famiglia. Invano la sorella di Edoardo, Giuseppina, sposata ad un fittabile di Crescenzago, un Oriani, tentava di mettere pace tra i coniugi.  La situazione non si risolveva, anzi i rapporti tra i due peggiorava ogni giorno. Cecilia decise di risolvere la questione a modo suo, mettendo del veleno nella scodella della minestra del marito. Utilizzò una miscela di <span style="text-decoration: underline;">verderame</span>, acquistato incautamente da lei stessa nella farmacia di Cernusco e di <span style="text-decoration: underline;">sublimato corrosivo</span> (cloruro mercurico, usato a quei tempi come disinfettante locale).</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2093" class="wp-caption alignleft" style="width: 665px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-2093 " title="pag20000" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/01/pag20000.jpg" alt="" width="655" height="649" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Parte iniziale dell&#8217;articolo sul tentato omicidio di Cernusco. </dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il colore rossastro che aveva assunto la minestra della sua scodella insospettì Edoardo che non mangiò la minestra e la buttò. La  puntuale cronaca del giornale narra che “<span style="color: #993300;"><em>… né il gatto di casa né il cane  vollero assaggiare la minestra pronta per l’Edoardo, mentre  ghiottamente mangiarono quella delle altre scodelle …</em></span>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fratello di Edoardo insospettito conservò la minestra e per cercare di avere qualche spiegazione la mostrò al droghiere ed al farmacista del paese. La famiglia sempre più sospettosa, con una scusa mandò Cecilia a far compere dal farmacista che riconobbe in lei la donna che qualche giorno prima aveva acquistato 15 centesimi di verderame. I sospetti e le chiacchiere in paese aumentarono e addirittura il sindaco, il conte Alfonso Visconti di Saliceto fece rapporto al pretore di Gorgonzola. Condotta dai carabinieri a Gorgonzola Cecilia, confessò al cognato quanto aveva già confessato al curato, aveva tentato di uccidere il marito per poter tornare alla sua cascina Olgettina di Crescenzago.</p>
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		<title>Renato piattee, da via Gherini a personaggio letterario</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescenzago]]></category>
		<category><![CDATA[I - Crescenzaghesi illustri]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Bonfanti]]></category>
		<category><![CDATA[Sveva Casati Modigliani]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia Crescenzago]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse pochi lo conoscono con il suo vero nome, Renato Bonfanti, ma tutti i crescenzaghesi di una certa età lo conoscono sicuramente con il suo soprannome “El Renato piattee “. Renato era una figura caratteristica e conosciuta in paese, aveva un fisico alto e possente, un carattere gioviale, girava periodicamente tutti i cortili di Crescenzago [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Forse pochi lo conoscono con il suo vero nome, <span style="color: #993300;"><strong>Renato Bonfanti</strong></span>, ma tutti i crescenzaghesi di una certa età lo conoscono sicuramente con il suo soprannome “<span style="color: #993300;"><strong><em>El Renato piattee</em></strong></span> “.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2052"></span>Renato era una figura caratteristica e conosciuta in paese, aveva un fisico alto e possente, un carattere gioviale, girava periodicamente tutti i cortili di Crescenzago e delle cascine circostanti con un carro trainato da un cavallo.<br />
Sul carro c’era stipato tutto quello le massaie dell’epoca potevano desiderare: stoffe, scope, spazzoloni, pettini, saponi, piatti, pentole, bicchieri, secchie e brocche smaltate…, tutta la mercanzia poteva essere acquistata o più spesso veniva barattata con stracci e metalli che venivano conservati dalle famiglie in attesa del suo passaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando entrava nei cortili richiamava l’attenzione urlando “ <em>Donn gh’è chì la piattera, portii giò i strasc a la svelta bei tosann</em>” Diceva “<em>la piattera</em>” perché aveva mantenuto il grido di sua madre che anni prima faceva il suo stesso lavoro ma girava con una carriola a mano. Renato Bonfanti terminò la sua attività a metà degli anni &#8217;50.<br />
Madre e figlio abitavano in <strong>via Gherini 5</strong> ed erano talmente conosciuti che per tutti i crescenzaghesi quel cortile era chiamato “<em> la cort de la piattera</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2054" class="wp-caption aligncenter" style="width: 637px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-2054  " title="renato piattee" src="http://www.lagobba.it/wp-content/uploads/2012/01/renato-piattee.jpg" alt="" width="627" height="377" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Renato Bonfanti, al centro con il berretto bianco, a sinistra nella foto con il basco i fratelli Ernesto e Teresa Oriani proprietari della Cascina Gobba.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La figura di Renato Bonfanti ha superato gli stretti confini di Crescenzago ed è entrato nel mondo dei personaggi letterari.<br />
La scrittrice <strong>Sveva Casati Modigliani</strong>, da sempre abitante di Crescenzago, una delle firme più seguite della letteratura italiana contemporanea, ha sicuramente visto da piccola <strong>&#8220;<em>El Renato</em>&#8220;</strong> girare col suo cavallo nella sua via. Nel quinto capitolo del romanzo “ <strong>Come stelle cadenti</strong>”, edito nel 1985 da Sperling &amp; Kupfer tratteggia un personaggio che indiscutibilmente è il “nostro” Renato piattee: “ <em>… con l’arrivo del piatéra, un venditore ambulante che ogni mese, tempo permettendo, sostava alla Favorita con il suo emporio ambulante trainato da un possente cavallo normanno bardato a festa. C’era su quel carro tutto quanto poteva servire in una casa. Il piatéra vendeva bicchieri e lino di Friandra, seta di Como, pettini d’osso, nastri … … … … Era un uomo grande e grosso, dall’espressione simpatica , l’occhio vivo e attento, l’eloquio convincente…</em> “.</p>
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