Enrico Mangili,
l'inventore dei coriandoli
   

Ad un illustre crescenzaghese, Enrico Mangili, si deve l’invenzione dei coriandoli e delle stelle filanti !

Il Cavalier Enrico Mangili, ingegnere e industriale, proprietario di una filanda a Crescenzago, ebbe la geniale trovata di utilizzare e commercializzare i dischetti di scarto dei fogli che venivano bucati per essere utilizzati come lettiere per i bachi da seta, contribuendo a cambiare il volto e la storia del Carnevale.
L’abitudine di lanciare oggetti sui cortei è antichissima: risale ai Saturnali romani e si ripresenta nel Medio Evo nei festeggiamenti del Carnevale, con molte varianti. Era usanza comune bersagliare i cortei con immondizia, acqua di fogna, ortaggi, uova marce, pallottole di fango, topi e gatti morti, gesso e tutto ciò che di immondo la fantasia popolare suggeriva. I legislatori delle varie epoche hanno ripetutamente cercato di limitare questa tradizione pericolosa ma il popolo trovava sempre qualcosa di ignobile da tirare.
Alla fine del ‘700 a Milano era diventato di moda lanciare con una fionda sulle sfilate mascherate dei confetti di gesso (“benis de gess”). Proibiti anche quelli, vennero utilizzati i semi di coriandolo immersi nel gesso o nella farina e lasciati essiccare, da questa usanza il nome coriandoli. Il coriandolo era un’erba abbastanza comune nelle campagne attorno a Milano.
Finalmente nel 1875 il cav. Mangili dalla sua azienda di filatura della seta trasse l'idea di usare i tondini di scarto dei fogli carta con cui si preparavano le lettiere dei bachi da seta. I minuscoli coriandoli a Milano ebbero subito un grande successo, affascinarono i bambini, non facevano male a nessuno ed al minimo alito di vento sembravano riprendere il volo, compiere evoluzioni in cielo e ricadere sulla gente senza fermarsi. Subito entrarono a far parte della tradizione meneghina e poi di tutto il mondo. Curiosamente in tutta Europa (Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Spagna, Germania) i coriandoli sono chiamati con il termine italiano “confetti”, la stranezza linguistica deriva dal fatto che nel rinascimento in Italia, durante i matrimoni era abitudine lanciare i confetti. Al Cav. Mangili, forse ispirato dai nastrini di carta usati per trasmettere i messaggi telegrafici viene attribuita anche la invenzione delle stelle filanti.
Enrico Mangili oltre che industriale e inventore fu un uomo molto caritatevole, contribuì economicamente alla fondazione dell'asilo che ospitava i figli delle filatrici di Crescenzago. Nel giardino dello stesso asilo, che ancora oggi si può vedere in via Padova 269, c’è un busto che lo ricorda.

 
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