Pagina Iniziale
...la guerra
< indietro
   

foto 1
Artigliere Eugenio Ornaghi in Grecia

Durante la seconda guerra mondiale la frazione Gobba, come il resto del paese, passò un periodo travagliato.

Quando c'erano le incursioni aeree i suoi abitanti andavano a ripararsi sotto un ponte di un canale che serviva a far defluire le acque che si accumulavano dei prati dietro il dazio durante le piene del Lambro. Nel tunnel erano stati fatti dei terrapieni a forma di panca per sedersi e da lì si potevano vedere i traccianti della contraerea di Segrate

Molti ragazzi della Gobba partirono per il fronte e tra di essi mio padre Eugenio Ornaghi (foto 1) ed i suoi fratelli Ernesto ed Attilio (foto 2). Tutti tornarono, fortunatamente nessuno della frazione Gobba morì in guerra anche se la vita al fronte non fu facile e molti furono fatti prigionieri.

Ne è una testimonianza la tessera di riconoscimento del prigioniero Ernesto Ornaghi (foto 3) e soprattutto le semplici e toccanti parole che scrisse sul retro di una fotografia (foto 4) per descrivere le condizioni della sua prigionia a Lipsia.

Un abitante della Gobba, Mario Cai (foto 5), durante la guerra fece parte dell' U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), una sorta di protezione civile che aveva l'incarico di controllare l'oscuramento di tutte le luci e di avvertire la popolazione, con opportuni segnali acustici, in caso di attacchi aerei.

Tra gli abitanti del 393 ci fu anche un partigiano, Pietro Gatti, (foto 7) che durante la guerra lavorava alla “Oleodinamica Magnaghi” in via Stamira d' Ancona che produceva sistemi idraulici. Pietro Gatti, fungeva da portaordini per lo spostamento, la protezione ed il ricovero dei partigiani ed aveva il compito di proteggere, anche con le armi, la fabbrica dove lavorava dai tedeschi che volevano distruggerla. Nel '45 fu inquadrato dal COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE nella brigata VERO (foto 8). Nel 1947 fu insignito del “Diploma di Medaglia Garibaldina”  (foto 9).

Al ponte sul Lambro i Tedeschi istituirono un posto di blocco e per transitare occorreva esibire il lasciapassare.

Racconta Pietro Gatti che una volta i tedeschi fecero una retata, fermarono parecchie persone, tra le quali un suo parente che tornava dal lavoro e le cose stavano per mettersi male, fortunatamente intervenne la signora Gina, proprietaria della trattoria che fece da garante e riuscì a convincere i tedeschi a liberare i fernati.

Durante la guerra, alcuni dei cavalli del cortile vennero requisiti dall'esercito e una parte dei prodotti dei campi dovette essere consegnata alle autorità ad un prezzo politico.


I tedeschi requisirono un locale da utilizzare come ufficio e scelsero il primo locale a fianco del portone d'ingresso della cascina al numero 393 perché era provvisto di una porta sulla strada. Chiusero la porta interna e vi si istallarono con grande cruccio di mia nonna: era la sua sala da pranzo!
Nella foto 6 scattata in quegli anni si vedono nonna Adelaide, zia Teresa (all'epoca già proprietaria della Gobba) con mamma Carla e zia Angela davanti alla porta di casa con il cartello del posto di blocco militare.

Quando i tedeschi se ne andarono fu ritrovata una notevole quantità di tabacco trinciato, merce molto rara e preziosa a quei tempi.

Lungo via Bormio, nei prati verso Cologno fu piazzata una piccola batteria contraerea.

Una volta (o forse più volte) gli aerei alleati mitragliarono i tram in transito alla fermata di cascina Gobba e la gente fuggiva dalle carrozze cercando riparo sotto i portoni ed i portici dei cortili.

Quando ero piccolo, sul muro del ristorante che da sul cortile della Gobba, ad un'altezza considerevole quasi vicino al tetto c'erano dei buchi rotondi di qualche centimetro di diametro. Venivano mostrati con orgoglio come una ferita di guerra e si diceva fossero colpi di mitraglia di un aereo. Allora non sapevo se corrispondesse a verità o fosse una leggenda. Moltissimi anni dopo Albino Gatti, che visse in prima persona quei momenti, mi ha confermato che i fori erano stati provocati realmente da un attacco aereo.

Alla fine arrivarono gli americani, la Gobba fu circondata da automezzi con il simbolo della Croce Rossa sul tetto. Per difendersi da eventuali incursioni tedesche piazzarono in mezzo al cortile del 393 una mitragliatrice, fortunatamente non ci fu occasione di usarla.

Quando anche loro se ne andarono, sul fienile che usavano come dormitorio, vennero trovate molte scatolette di carne.

 


foto 2
Attilio Ornaghi, il militare a destra con le braccia conserte, fu inviato al fronte russo.


foto 3
Tessera di riconoscimento del prigioniero Ernesto Ornaghi nel campo di prigionia di Lipsia.


foto 4
Lavoro forzato con qualche legnata di giunta (in aggiunta)  pazienza passerà anche questa maledetta vita. Dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro lunga 12 ore mangiando una sola volta un po' di rape cotte senza condimento con un pezzetto di pane. Vigliacci (vigliacchi).  Lipsia 10-08-44


foto 5
Mario Cai


foto 6
La porta del


foto 7
Il partigiano Pietro Gatti


foto 8
Documento CLN


foto 9
Diploma di Medaglia Garibaldina a Pietro Gatti