L’ 8 settembre 1923 furono celebrate le feste per la fine dei restauri e la solenne consacrazione della chiesa, qualche mese prima, il 13 luglio, la Commissione Prefettizia Provinciale per la conservazione dei monumenti dava parere positivo all’iscrizione della Abbazia di Crescenzago nel Catalogo dei Monumenti Nazionali.

L'abbazia di Santa Maria Rossa prima dei restauri del 1923

Dal primo giorno del suo insediamento quale parroco della parrocchia di Crescenzago, il 23 marzo 1919, uno degli assilli principali di don Roncoroni fu quello di riportare l’abbazia agli antichi splendori . Nel XV secolo la canonica di Crescenzago venne elevata al titolo di Commenda, seguirono 3 secoli in cui rivestì un ruolo importante nel territorio, ed ebbe possedimenti in varie parti della Lombardia. Nel 1772 il cardinale Pozzobonelli, seguendo le direttive di Maria Teresa, l’imperatrice d’Austria ed in accordo col papa Clemente XIV, declassò la canonica di Santa Maria di Crescenzago che divenne semplice parrocchia, seguirono quindi 2 secoli bui in cui la chiesa rimase in uno stato di abbandono sino all’arrivo di Don Roncoroni.

Abbazia dopo i restauri eseguiti nel 1923

Nell’opuscolo stampato nel 1928 in occasione del 25° anniversario della ordinazione sacerdotale del preposto parroco Don Giuseppe Roncoroni, rigurdo le opere di ristrutturazione, si scrisse: …senza ingegneri, senza architetti, senza capomastri, il solo Don Roncoroni ed il suo fido Sanvito hanno lavorato con vera passione e con maestria, si da far ammirare anche insigni architetti, uno dei quali ha dovuto affermare che il Parroco di Crescenzago aveva compiuto un’opera che se fosse stata studiata e ritratta con disegni, approvata dai soliti comitati, vi si sarebbero dovuti impiegare cinquant’anni…

La stessa Commissione Prefettizia Provinciale per la conservazione dei monumenti che iscrisse la Abbazia di Crescenzago nel Catalogo dei Monumenti Nazionali formulò ufficialmente un plauso all’opera di restauro effettuata da Don Roncoroni.

Non tutti espressero un giudizio favorevole al tipo di restauro, ad esempio l’architetto Ferdinando Reggiori (Milano 1898-1976), nel suo Milano 1800 – 1943. Itinerario urbanistico edilizio – 1947, Milano, Edizioni del Milione, scrisse al riguardo : … dopo molte alterazioni subiva anche nell’Ottocento rimaneggiamenti, dentro e fuori. Nel 1922, il prevosto, deciso a ripristinare l’antico vi compiva radicali lavori con scarso scrupolo storico e con risultati assai dubbi…

celebrazione di un matrimonio nell'abbazia di S. Maria Rossa negli anni '60.

I lavori più appariscenti riguardarono la facciata esterna. La facciata  fu restaurata cercando di restituirle tutte le caratteristiche originali. La facciata,  in nudo mattonato, fu  vivacizzata da moderne ciotole policrome, che vogliono ricordare quelle che un tempo erano esposte per le offerte, il rosone centrale venne sostituito da una trifora mentre i due oculi laterali vennero sostituiti da quattro monofore asimmetriche.

Anche i portoni furono modificati: il portale centrale rifatto in marmo mentre i due laterali furono rifatti in cotto.

All’interno il pavimento fu ribassato a livello dell’originale ed il vecchio organo divenuto inservibile  venne sostituito da un nuovo organo. Don Roncoroni percepì che i suoi parrocchiani avevano una devozione speciale per la Madonna di Caravaggio e fece costruire una cripta con la raffigurazione dell’apparizione della Madonna di Caravaggio.

Inoltre il Gruppo campanario venne arricchito con una nuova campana ( la campana dei morti) portando a 6 il loro numero totale.

Nel 1994 , in relazione al degrado generale degli intonaci interni della chiesa, con il supporto della Soprintendenza per il beni ambientali ed architettonici di Milano si è proceduto ad un intervento di analisi  sulle superfici in funzione di opere di pulizia e di consolidamento delle decorazioni effettuate nel corso dei restauri del 1922.

Nel corso dei successivi interventi che sono durati ben 6 anni sono venuti alla luce cicli di decorazioni originali di bellezza straordinaria che oggi, purtroppo possiamo ammirare solo in parte.

L'altare maggiore di Santa Maria Rossa, dono dell'ultimo commendatario, il conte Villana Carlo Perlas, che resse la Commenda di Crescenzago dal 1738 al 1783